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Vedere è immergersi nel mondo, pensare è prenderne le distanze (Wim Wenders)
giovedì, 24 aprile 2008

L'Italia ha le palle in Canne(s)


La croisette ha anche il di tricolore. Dopo l'assenza (giustificata?) dello scorso anno, torna ancora in gara un film su un personaggio politico, da "Caimano Berlusconi" a il Divo Giulio Andreotti. Sorrentino usa la stessa tecnica promozionale di Moretti, zero parole sulla trama e qualche riga di sapore ermetico scritto dallo stesso regista. Di parole invece se ne sono spese tante su "Gomorra". Il best seller di Saviano, tradotto in 33 lingue si fa anche immagine attraverso lo sguardo di Matteo Garrone. Comune divisore è Toni Servillo, che è presente in tutte e due i film in concorso. Anche Marco Tullio Giordana torna in quella costa azzurra che l'aveva premiata per il monumentale "La Meglio Gioventù". Fuori concorso Con "Sangue Pazzo" racconta di due attori nell'Italia di Mussolini. Francesco Munzi con "Il resto della notte" e il documentario "Forse Dio è malato" di Franco Brogi Taviani, il più piccolo dei fratelli, completano la pattuglia italiana. In più, Castellito è in giuria per la Quinzane.

Nutrita, varia, ma sicuramente non insolita. Che dir si voglia, che il cinema italiano è in ripresa. Sì è vero. Ma Cannes, tranne per Garrone, ha scelto degli autori consolidati. Giovani ma già maturi. Ha scelto il meglio, diciamola tutta, del cinema italiano contemporaneo. Autori che insieme hanno girato meno della metà dei film di Moretti, ma il loro occhio vede già in un modo personale. Se la dovranno vedere con Eastwood e con chi ai festival è proprio abituato: i Dardenne e Soderbergh ad esempio. Autori, ma anche attori. Toni Servillo è ormai un marchio d'autenticità. Dalle tavole del teatro, all'aria da set. I temi? Quelli dei "panni sporchi" come scrive Paolo Meregehetti sul "Corriere della Sera" di oggi. La malavita, la Storia nazionale, la politica e il potere. Spero nessuno si lamenti dicendo che l'Italia cinematografica esporta solo il brutto della società. Spero non vogliate portare qualche commedia. Tranne Zanasi, forse non c'è molto di esportabile in questo genere, oggi.

Immaginare una "palma d'oro" in mani italiane è  difficile. Personalmente spero in un sensibile successo, almeno per far chiudere la bocca ai soliti becchini del cinema nostrano. Quello che lo vogliono morto, che lo danno per finito. Forse, chissà, un nome di una nostalgia dei tempi andati.
postato da: LucaMarra alle ore 14:59 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: cinema, , cannes, servillo, sorrentino

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