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Vedere è immergersi nel mondo, pensare è prenderne le distanze (Wim Wenders)
lunedì, 26 maggio 2008

Gomorra

A Montecarlo vince Hamilton ma, a pochi passo dal Principato, l'Italia vince un "grand prix" più importante.

                                                         


Gomorra. Campeggia in rosa su un fondo nero, il titolo del film, inaugura la discesa negli inferi, una accoppiata netta di colori che sfuma poi nei neon blu di un solarium, dove, dopo poco, si consumerà un agguato sulle note neomelodiche.

Mozza il fiato subito “Gomorra”, il film di Matteo Garrone tratto dal best seller di Roberto Saviano sull’impero della malavita. Presentato domenica scorsa al festival di Cannes, la pellicola riporta diversi episodi dal libro. La storia di Pasquale, sarto formidabile che si vende ai cinesi, e vede il suo vestito indossato da Scarlett Johansson a Venezia (nel libro si tratta di Angelina Jolie). La “guerra” di Secondigliano, dove il piccolo Totò si forma a diventare un soldato del “sistema” e Don Ciro porta la “mesata” alle famiglie come quella di Maria, che nella vita reale è Maria Nazionale, cantante neomelodica. Più lontano, nel casertano, Marco e Ciro vogliono diventare dei veri malavitosi, spararare e comandare, con in mente il mito di Tony Montana, il boss del film “Scarface”. Dalla terra invece sbuca Franco, interpretato dall’afragolese Toni Servillo, colui che vede i terreni come vuoti da riempire per metterci quanti più rifiuti possibili. Fa lo stakeholder, il mediatore con le aziende del nord che vogliono smaltire i rifiuti a basso costo, senza problemi. Sarà aiutato da Roberto, l’unico che si ribellerà. Probabilmente, la coincidenza di questo personaggio positivo col nome dello scrittore, non è un caso.

 

Garrone racconta “o’sistema” con la forma di un Neorealismo contemporaneo. Parte dal basso, parlando dei ragazzini, dei soldati semplici in tuta acetata e auto luccicante, non parla dei grandi boss, dei padrini in giacca e cravatta. Pedìna i personaggi con la macchina da presa, osserva, scruta i volti. Riprende la paura, e la rabbia, i ghigni malavitosi e le espressioni truci di chi si prepara a uccidere. Come nel Neorealismo degli anni Cinquanta, sono pochi gli attori professionisti: Toni Servillo, Gianfelice Imparato (Don Ciro), Salvatore Cantalupo (Pasquale) il resto, sono persone del luogo, ragazzini, donne, uomini dentro il tessuto sociale. Testimonianza di realismo anche il linguaggio, un napoletano strettissimo, talvolta incomprensibile tanto che il film è sottotitolato. A sminuire l’artificiosità del film sono anche le sequenze di violenza. Gli spari non sono fragorosi come nei film di genere, la macchina da presa si scansa spesso ogni volta che c’è un uccisione, quasi a voler simboleggiare la paura. Non indugia sul cadavere, sull’estetica della morte.

“Gomorra”, il film, insegue il reale. Non lo riproduce. É un documentario, accosta immagini su immagini, storie su storie senza suggerire o peggio “spiattellare” una morale. È erede degno del grande cinema di impegno civile di Francesco Rosi. Poco spazio ai ragionamenti, qui si racconta di una realtà che si fatica a pensare sia vera. I film, i libri, le opere creative,  pur se concepiti da grandi autori, come Garrone sta diventando, hanno sempre il limite dell’immaginazione. La realtà non ha nessun limite. Lo si capisce dolorasamente in “Gomorra” dove   emerge che “o’sistema” non è solo una grande piovra che stritola tutto, ma entra, pervasiva, nei legami sociali. Due ragazzini dicono durante il film: «prima eravamo amici. Ora, non più. Sei passato dall’altra parte, può essere pure che ti vengo a uccidere io. O tu a me». La pellicola dimostra la subordinazione anche del pensiero, e degli affetti, alla logica dello schieramento “o con me. O contro di me”, pena la morte. L’amore, la casa, la famiglia, la libertà di parola, sono valori subordinati al potere. Si è detto che il film non c’è nessuna speranza, probabilmente è vero quanto è certo che prima il libro e poi la pellicola sono essi stessi una speranza. La possibilità di poter ancora scuotere le coscienze.

postato da: LucaMarra alle ore 14:58 | link | commenti | commenti
categorie: recensioni, cinema, film, critica, gomorra, cinema italiano, festival di cannes
martedì, 13 maggio 2008

Gomorra, già capolavoro ?


Quattro stelle. Paolo Mereghetti, sul "Corriere della Sera" di oggi, dà il massimo, ovvero capolavoro, al film di Garrone, venerdi in sala e domenica sulla croisette. Non al massimo dell' entusiasmo, ma comunque colpiti, gli altri suoi colleghi: D'Agostini su " la Repubblica", Ferzetti su "Il Messaggero" , Crespi su "L'Unità" e  Valerio Caprara su "il Mattino" che scrive «Un paesaggio lunare [...] dove gli uomini sono del tutto secondari e possono essere schiacciati come topi o scarafaggi». La Tornabuoni, su "La Stampa", invece è convinta che L'Italia non «è del cinema che deve vergognarsi» . L'unico a fare un po' di controcanto è Michele Anselmi che su "Il Riformista" riprende i casi di alcuni film che supportati dal grosso tamburo mediatico sono poi divenuti flop vedi "Il Caimano". Però, il film di Moretti non era supportato da un libro che ha venduto  1.200.000 copie.

Pare proprio che quella locandina nera, col titolo in rosa di "Gomorra" campeggi per parecchio. Pare proprio che a Cannes faremo bella figura. Lo dicono gli esperti. Qualcuno si lamenta che si possa fare bella figura con le brutte storie. Arriva lui, il paladino della napoletanità "amemepiaccoblues" che dice la solita cosa: "Napoli non è solo questo" . E direi meno male!  "Napoli va difesa". Certamente. Ma non con le solite frasi di circostanza tipo "Napoli non è solo questo". Pare un po' poco.

Per questo film, si sono mobilitati paragoni eccelsi. Caprara parla di indagine alla "Rossellini" e persino Vincenzo Mollica è stato meno "spottofilo" nel suo servizio. Ha parlato di vicinanza al Neorealismo. Sapevamo che la squadra che arriverà domani in costa azzurra, è una delle migliori combinazioni possibili. Questi paragoni, sinceramente, non me li aspettavo. Se, e dico se, dovesse arrivare pure qualche Palma per film su questi film italiani di "panni sporchi". Chissà cosa penseranno il neoministro Sandro Bondi, e l'Onorevole Carlucci promotrice della nuova "legge cinema". Una misura che, secondo lei e chi ci lavora sopra, deve portare in giro nel mondo, l'immagine positiva del Belpaese. Già vedo qualche titolo: "L'Italia non è solo questo". Buon Festival!

postato da: LucaMarra alle ore 18:34 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: politica, cinema, critica, gomorra, festival di cannes, tax shelter

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