leparolehannogliocchi

Vedere è immergersi nel mondo, pensare è prenderne le distanze (Wim Wenders)
mercoledì, 02 luglio 2008

leparolehannogliocchi in difesa del cinema italiano.

Sì, nel nostro piccolissimo. In ogni caso, cliccate sul banner in basso, nero, nella colonna a destra. Vedetre, sul blog "il cinemavistodame" un video dei "100autori". Una spiegazione calma  ma accorata della necessità di cambiare il sistema fiscale, che con l'abolizione del tax credits, approvata dal Governo, diventa sempre più relegato in fondo al sistema dello spettacolo, e incapace di svilupparsi.
Perchè la cultura non è una voce di spesa.
postato da: LucaMarra alle ore 18:46 | link | commenti | commenti
categorie: cultura, politica, conoscenza, cinema italiano, tax shelter, tax credits, 100autori, il belpaesw
venerdì, 06 giugno 2008

Festa di Roma: Una Rondi(ne) non fa primavera

In medio stat virtus. Alla destra nostalgica piacerebbe questo detto latino per indicare l’avanzata di Gian Luigi Rondi alla presidenza della Festa di Roma. L’onnipresente critico de “Il Tempo” e coordinatore dei David, prima ha negato e, nel pomeriggio, si è incontrato con Alemanno e ha deciso per il sì. Povero Bettinone, lui e la sua creatura vittima di uno spoil system tanto non nominato quanto poi effettivamente usato. E se n’è uscito col classico savoir faire da Veltroniano «lascio per il bene della Festa». Per ora, si può dire che dopo il danno la beffa non c’è stata. Quella sarebbe stata certa con Squitieri. Un uomo, una restaurazione. A suo dire, volevo tornare indietro ai tempi degli anni Sessanta, con b movie e poliziotteschi (vuoi vedere proprio i suoi) a farla da padrone. A lui “Gomorra” ha fatto ribrezzo. Ha detto che «non c’era avventura» e Saviano faceva le «buffonate, entrava dalla porta di servizio, evitando il red carpet di Cannes».
Ciao, Pasquale ciao.

 

Ora va tutto in mano al longevo democristiano, al quale, chiaramente  “Il Divo” non è piaciuto, ricordiamoci che stroncò anche “Le Mani sulla Citta” («no, no, non ditemi che questo è cinema» disse all’epoca) ma almeno non è presuntuoso. E ha già buone esperienze nei festival: ex direttore della Mostra di Venenzia. Meno male che non è stato senatore. Come Pasquale.
Un altro nuovo “attore” della politica cinematografica si fa strada, Luca Barbareschi fresco di nomina nel cda della Fondazione Cinema di Roma. «Gomorra è bello, però per ogni film che parla di cose brutte ne dobbiamo fare e esportare dieci che parlano bene dell’Italia e che mostrano le sue bellezze» Già immagino. La fiction “Capri” diventerà un film per il cinema, poi usciranno “Mozzarella quanto sei bella”, “Ici vattene via” e un film sceneggiato dalle poesie del Ministro Bondi.    

 

Barbareschi, la Carlucci, reduci del piccolo schermo, hanno anche idee piccole sul cinema. Il cinema non fa cartoline, almeno non a comando. Ragionano come una grandissima FilmCommission. Una Film Commission nazionale. A volte, mi pare che vogliano dettare le linee autoriali. Parlare solo del bello. Non sapendo che si può parlare del brutto anche in modo bello. Come il divo Giulio, i panni li vogliono lavare in penisola.
Non si lamentino dicendo che poi i registi, la cultura cinematografica, è solo di sinistra. Vabbè dai, hanno comunque Pasquale e Martinelli.

                                                      Dai Bettinone, non te la prendere

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martedì, 13 maggio 2008

Gomorra, già capolavoro ?


Quattro stelle. Paolo Mereghetti, sul "Corriere della Sera" di oggi, dà il massimo, ovvero capolavoro, al film di Garrone, venerdi in sala e domenica sulla croisette. Non al massimo dell' entusiasmo, ma comunque colpiti, gli altri suoi colleghi: D'Agostini su " la Repubblica", Ferzetti su "Il Messaggero" , Crespi su "L'Unità" e  Valerio Caprara su "il Mattino" che scrive «Un paesaggio lunare [...] dove gli uomini sono del tutto secondari e possono essere schiacciati come topi o scarafaggi». La Tornabuoni, su "La Stampa", invece è convinta che L'Italia non «è del cinema che deve vergognarsi» . L'unico a fare un po' di controcanto è Michele Anselmi che su "Il Riformista" riprende i casi di alcuni film che supportati dal grosso tamburo mediatico sono poi divenuti flop vedi "Il Caimano". Però, il film di Moretti non era supportato da un libro che ha venduto  1.200.000 copie.

Pare proprio che quella locandina nera, col titolo in rosa di "Gomorra" campeggi per parecchio. Pare proprio che a Cannes faremo bella figura. Lo dicono gli esperti. Qualcuno si lamenta che si possa fare bella figura con le brutte storie. Arriva lui, il paladino della napoletanità "amemepiaccoblues" che dice la solita cosa: "Napoli non è solo questo" . E direi meno male!  "Napoli va difesa". Certamente. Ma non con le solite frasi di circostanza tipo "Napoli non è solo questo". Pare un po' poco.

Per questo film, si sono mobilitati paragoni eccelsi. Caprara parla di indagine alla "Rossellini" e persino Vincenzo Mollica è stato meno "spottofilo" nel suo servizio. Ha parlato di vicinanza al Neorealismo. Sapevamo che la squadra che arriverà domani in costa azzurra, è una delle migliori combinazioni possibili. Questi paragoni, sinceramente, non me li aspettavo. Se, e dico se, dovesse arrivare pure qualche Palma per film su questi film italiani di "panni sporchi". Chissà cosa penseranno il neoministro Sandro Bondi, e l'Onorevole Carlucci promotrice della nuova "legge cinema". Una misura che, secondo lei e chi ci lavora sopra, deve portare in giro nel mondo, l'immagine positiva del Belpaese. Già vedo qualche titolo: "L'Italia non è solo questo". Buon Festival!

postato da: LucaMarra alle ore 18:34 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: politica, cinema, critica, gomorra, festival di cannes, tax shelter
venerdì, 02 maggio 2008

 

1 maggio. Concerti e sconcerti

 

Ieri, sono stato per la prima volta al concerto del 1 maggio. Da sempre volevo vederlo. Il cast di quest’anno era eccezionale. Quando Piero (Pelù) è salito sul palco e ci ha chiamato “orfani della sinistra” mi è salito il brivido. «Eccolo. È sempre lui. Mi hai fatto rimanere male nei tuoi ultimi dischi tra med rock da RTL 102.5 e caramelline sonore da spot della TIM. Però, il primo amore non si scorda mai» Mi sono detto fra me e me. Accantonando il dispiacere infinito per aver lasciato il Litfiba. Ormai sono dieci anni, il “rancore” non mi aveva fatto sentire il tempo. “Revolution” dei Beatles e chiaramente “Lo Spettacolo” i momenti più belli dell’esibizione. Ho alzato le mani al cielo, e ho fatto il cuore come Pato. Chiaramente intendevo il cornucuore.

 

Tornato a casa mezzo morto, solo chi ci va può capire l’espressione “folla oceanica, do uno sguarda al web. Rimbalza uno scontro “Travaglio Sgarbi”. Oggi, vado a vederlo. Sconcertato. Di Travaglio conoscevo l’argomentazione, ma di Sgarbi sapevo che era un polemista e che ti divertivi a vedere la sua vena a ingrossarsi. Questa volta non si rideva, solo lacrime. Ha fatto puro controcanto. Offendendo. Negava ogni cosa che diceva Travaglio senza uno straccio d’argomentazione. La vera conoscenza, per me, sta nell’argomentazione. La conoscenza, non la verità. Non dico che in Travaglio ci sia la verità, ma dico che conosce quello che dice. Sgarbi ha cercato di tappare ogni buco, cercando di non far parlare. Indecente.

 

Un plauso lo devo fare alla critica televisiva de “Il Manifesto”, Norma Rangeri. Al di là delle posizioni che può prendere una redattrice di un quotidiano chiarament parziale, ha spiegato una delle ragioni, secondo me, molto forti della vittoria della destra. L’organizzazione dei discorsi mediali. La “Sicurezza” intesa come ordine pubblico e non come sicurezza sociale, concetto più ampio. Tutti i media, destrorsi o sinistrorsi, l’hanno posta così (anche, come si vede, “La Repubblica) e su questo terreno è stata più brava a parlare la destra. Più incisiva, più “politically uncorrect” e più, come si dice con quella poco gradevole espressione, “alla pancia”.

 
Guardatevi l’intervento: (andate al minuto 6e23 e poi cliccate sotto al link che rimanda alla terza parte.)  

postato da: LucaMarra alle ore 16:28 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: politica, televisione, sinistra, destra, conoscenza, travaglio, elezioni 2008, norma rangeri
mercoledì, 30 aprile 2008

Io sono un autarchico. Il cinema del nuovo governo.

 

La Festa del Cinema di Roma riesce sempre a far parlare di sé. Peccato, solo in poche occasioni del suo cinema. Dopo l’annuncio dei Coen a Venezia arriva il cambiamento di rotta nella direzione della rassegna capitolina. Pasquale Squitieri dovrebbe rappresentare il Comune di Roma all’interno della fondazione che gestisce la festa (Fondazione Cinema per Roma).

 

Che ci riesca o no, il regista napoletano già dà le linee guida: meno sprechi, più cinema italiano. Parole condivisibili, i toni meno. «Festa del cinema: porta jella»; «Il cinema italiano? É morto»; «A me di Clooney non me ne frega niente. Basta Hollywood».  Vuole la restaurazione. «Prima si svariava da Totò a Fellini, eravamo secondo solo all’America». Oddio, a una persona che ostenta tanto pessimismo, decretando per la centesima volta la morte del cinema italiano, io non darei tanta fiducia. Comunque, Alemanno dice che non c’è “Spoil Sistem”? Dobbiamo fidarci?  Il problema che mi pongo ogni volta che sento proclami di “restaurazione” mi vengono da fare delle considerazioni semplici.

 

Oggi non c’è più un dopoguerra e un boom economico da raccontare. Ci sono altre problemi, altre riflessioni da fare. Fellini, Totò. Personalità difficili da riavere anche tra cento anni. Ma non è detto che possano nascere altri grandi autori e attori.

 

Sulla “sprecopoli” della festa romana, si può avere pure ragione. Ma cancellare i divi stranieri, solo per difendere il cinema nostrano, in nome di un’autarchia discutibile credo sia una mossa solo di pura ideologia. Non è detto che per promuovere il proprio cinema bisogna solo pensare all’ambiente italiano. Il divismo è il raccordo, il coinvolgimento, con il pubblico. E’ un fattore di congiunzione fra realtà e finzione. Spinge alla visione. Ora pensate a un red carpet con i grandi nomi nostrani: Margherita Buy, Vaporidis, Scamarcio. E lo stesso di Kidman, Blanchett o Penn? Allargare l’orizzonte fa parlare anche dell’Italia. Il traino mediatico di questi divi serve da ponte per la promozione del nostro cinema. Sì, promozione. Inviate meno divi paperoni e riorganizzate l’efficienza di “Filmitalia”, ad esempio. Meno aerei e alberghi extralusso per Moretti e Muccino e più redistribuzione. Ma non cancellare di punto in bianco un soggetto di promozione. Per la produzione stiamo a vedere l’istituzione del tax shelter. Misura virtuosa, se applicata a dovere. Le parole di Squitieri, sembrano confermare solo una cosa: la dipendenza del cinema dalla politica. Uno dei mali cinematografici dalla crisi degli anni Ottanta.

 

postato da: LucaMarra alle ore 18:23 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: politica, cinema, festa del cinema di roma, squitieri, filmitalia, tax shelter

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